La cultura ebraica e la moda

Basta entrare in una Sinagoga in un giorno festivo per veder spuntare tallèdòd di seta, che contrastano con altri di seta importanti e di produzione industriale e con quelli più comuni, non meno belli, ma di altro stile, di lana.

Per la donna sposata poi è moda coprirsi i capelli, considerati come una parte sensuale , coprendosi i capelli (anche con una parrucca, che può essere scambiata per capigliatura vera), una donna esprime la sua devozione esclusiva, il suo amore e la sua univoca connessione col marito in un rapporto unico e profondo.

Sono solo alcuni esempi ma nella moda degli ultimi tempi è in voga tutto ciò che è yiddishtico, attori conosciuti e meno conosciuti recitano storie e barzellette una volta raccontate in yiddish, ogni festival della musica contiene una o due canzoni di sapore yiddish manifestando un interesse mai cessato per una cultura ancora vivissima.

Anche nella cosmesi e nella profumeria i marchi delle principali case di bellezza derivano da personalità ebraiche, come Estée Lauder, Helena Rubistein, Mangano, Max Factor e ancora Vidal Sasson, che ha portato lo stile Bauhaus nel mondo delle acconciature e delle scarpe da donna.

Il tichel è un foulard indossato come copricapo dalle donne sposate, nel rispetto del codice della modestia, può variare da un velo squadrato molto semplice e fatto di cotone con un’allacciatura posteriore, fino a tessuti variamente elaborati e con allacciature complesse, passando per modelli esotici e varianti vintage. Come per qualsiasi altra forma di abbigliamento nella tradizione ebraica, il tichel serve come moda e allo stesso tempo come espressione di modestia.